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Qualcuno si sta prendendo cura di te

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Tutte le volte che al mattino ti svegli,

con quell’odore di caffè che

qualcuno ti ha appena preparato,

dopo aver condiviso lo stesso letto,

o solo le stesse mura di casa tua:

sorridi e sii contento,

c’è qualcuno che

si sta prendendo

cura di te.

Quando tutti gli esseri umani

capiranno di aver bisogno

dell’aiuto del prossimo

per affrontare le difficoltà

che ogni giorno la vita ci mostra,

sotto forma di malattie, miseria

e quant’altro…

forse, riusciremo a

prenderci più cura di noi

e del pianeta su cui viviamo.

 

Quadro

Riprendersi ciò che la morte ha rubato

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La morte

ha tante facce,

come un segugio

segue le nostre tracce

e associata alla sventura,

mette fine a ciò che era:

solo un’avventura.

Altre volte,

geloso della vita

e della tua bellezza

ti lascio spegnere un po’ alla volta

in un mare di tristezza

solo per il gusto di vederti

sola e vecchia.

Ma la morte più ripugnante

è quella che ti uccide dentro

lasciando che il tuo involucro

si aggiri per le strade

come polvere trascinata dal vento,

succhiando ogni tua emozione

dolcezza e sentimento

accompagnandoti per mano

sopra il ponte di un fiume

o su un balcone al quinto piano.

Anche se in questo caso

qualcuno a volte riesce

a reagire in tempo

e ritrae la sua mano

decidendo per la vita

e scendendo per le scale da quel piano,

si prepara a risorgere

e a riprendersi ciò che la morte

gli aveva derubato.

 

di Loris Quadro

Il cuoco demente

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La carne dell’uomo
ha uno strano sapore,
se tagliata da chi
non conosce l’orrore;
così frigge dorata,
dall’olio bollente,
nella padella
di un cuoco demente.
Ma visto che il filo
tra genio e pazzia
è molto più fine
di quanto si creda,
gli fu data la licenza di difendersi
e rilevare il perchè di questo oltraggio,
verso l’uomo non più selvaggio.
Senza pudore, davanti a tutti,
iniziò a dire che l’unica cosa
per cui lo faceva,
era che l’uomo col suo sapore
gli dava di più nel fare l’amore,
e che se avessero chiesto
alle donne con cui era stato,
gli avrebbero risposto che di lui
l’unico ricordo che sempre avrebbero avuto
sarebbe stato quello,
di un cuoco un po’ demente che nel letto
diventava l’amante perfetto.

di Loris Quadro

Un mare di piacere

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La carne vogliosa che freme bollente
che urla e che piange,
bagnando quel fuoco che la rende impaziente.
Che la rende bramosa
di sentirti nel ventre,
lasciando te andar oltre
ai remoti più nascosti piaceri,
slegandoti un po’ per volta,
fino a farti soffrire,
per poi fonderli e disperderli
in un mare di piacere.

di Loris Quadro

Carne vigliacca

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Carne vigliacca,
carceriera del mio essere,
mi sento libero a metà.
Mi dibatto, corro, ballo,
cerco a fatica di realizzare i miei sogni.
Ma ancora non raggiungo la libertà.
Vengo a compromessi con te,
ti curo le piaghe,
e tu,
non magnanima, ma vigliacca
opprimi le mie ossa
Mi duole!
L’anima vuol volare!
Pazienza attendo,
ma ti prego di lasciarmi presto,
felice quando il mio essere
più leggero di una piuma
si unirà col vento
ed il pensiero diventa facile.
Significherà che non avrò più
il tuo peso da sopportare.

di Ananda

La carne, roba da ricchi

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Essendo nato in una famiglia numerosa e molto povera, per me la carne è sempre stata un bene di lusso o perlomeno un indice di benessere economico.
Sino all’età di 12/13 anni ho considerato un privilegio da ricchi il poter mangiare filetto, bresaola, fiorentine e persino il prosciutto crudo.
A tal proposito ricordo ancora come fosse oggi, quando da bambino (5-6 anni), in visita da parenti nelle Marche, il padre di mia zia (un vecchio contadino ascolano), tirò fuori un enorme prosciutto, profumato, molto salato, gustosissimo, ed io mangiai a sazietà tante belle fette spesse tagliate con il coltello, fu una vera libidine!
Ma a sbloccarmi psicologicamente dai miei pregiudizi verso la carne furono le mie prime feste de l’Unità, già fuori dai parchi dove si svolgevano, si sentiva il profumo lussurioso, sensuale, afrodisiaco della carne che cuoceva alla brace. Entravo e vedevo queste salsicce sfrigolanti, grondanti di sangue, umori, grasso sciolto. E le costine… uno spettacolo vederle prima fresche, sanguinolente, grasse e piano piano vederle cambiare colore e diventare quasi carbonizzate.
Il mangiarne a uffa, l’allegria della gente, l’ottimismo che si respirava, la speranza che un giorno saremo stati noi a decidere il futuro del nostro paese, beh, … tutto questo in mezzo a tante persone che la pensavano come me, mi ha fatto amare la carne, roba da poveri.

di Gianfranco

La carne, solo un ricordo passato

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Ero carne, ero un uomo, ero tutto, ero io.
Mi svegliavo e pensavo alla mia giornata come uomo di questo mondo.
Mi ricordo che c’era: il sole, la pioggia, il freddo e la nebbia.
Scappavo da qualsiasi cosa, perchè mi ponevo sempre molte domande.
Ero un uomo complicato, ma subivo molte cose.
Forse subivo tanto, perchè non mi attenevo alle regole della carne.
Non mi piaceva la materialità, la compravendita smodata di corpi,
lo scambio di liquidi, gli odori emanati dalla carne stessa,
gli orrori che compiva.
Qui invece vivo secondo le regole del rispetto.
Il mio destino forse era scritto su qualche libro sacro,
che solo la “Mano Divina” conosce.
Ora che non ci sono più vi guardo dall’alto e mi nutro d’aria.
A volte metto mano sul mondo e do aiuto a chi me lo chiede,
facilitando il corso delle cose.
Mi sono accorto che la carne è solo un mezzo adeguato che serve,
è utile e fa esprimere il compiersi di un volere
o di un movimento fisico o pensato.
Personalmente trovo che questo mio stato d’essere non mi dispiace.
Piuttosto carne io ti ammiro, perchè puoi essere materialità
o semplicemente perchè sei una cosa della quale io sono privo.
Anche da qua aspetto e vivo nuove giornate senza più essere carne.

N.B.: quando penso a mio nonno, il suo ruolo e il suo affetto mi hanno trasmesso queste parole e della sua attuale esistenza.
Le sue parole sono dolci come un bacio caldo, ma calme e impassibili allo scorrere del tempo.

di Claudia

E sarebbe più nero il cielo

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E sarebbe più nero il cielo
se non ci fosse lei,
anche se pallida
lo illumina con le stelle
piccole campanelle che lo festeggiano;
la luna per i poeti,
un pezzo di formaggio o una patata,
piace vederla così
ai romantici innamorati
della notte che nasconde i baci
che scambiano protetti
da questa coltre scura,
che li avvolge come un plaid,
riscalda ed eccita i loro sensi.
Guardiamola anche noi, Trine,
ti posso chiamare Amore?
Come quando da giovane
ti giuravo eterna fedeltà, ammirandola.
Ora le nostri carni sono vecchie
e il sentimento di allora sempre sbiadito;
abbiam vissuto e gli anni sono passati
veloci, forse troppo in fretta
ma l’amore è lo stesso;
forse ha cambiato abito,
sì ma l’amore e la luna
non invecchiano.

di Lanfranco, Vecchio Dinosauro

Il fiume

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Il fiume è di tutti e di nessuno,
non ha paese ed è di quelli
che lo stanno a guardare e ascoltare.
Molte volte ho guardato e ascoltato il fiume
e sempre mi pareva diverso;
a volte come un lenzuolo azzurrognolo
che copre l’erbe intorno,
ed allora riponevo in lui tutte le mie speranze
fino a che mi sollevava
a sospirati echi di promesse felici
e dimenticata era la morte.
A volte scorreva sotto il ponte limaccioso
stridendo strani gorgoglii,
ma sapevo che avrebbe ben presto ripreso
la sua solita tranquillità;
perchè la candida immagine sull’acqua
segno è del dio celeste.

di Irene

Happy People…