Tutti gli articoli di dinosaurocolto

La profezia

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Un giorno ti alzerai
svegliandoti dal tuo letargo,
sentendo delle lievi voci
che insieme ti chiameranno.
Non useranno il nome tuo,
ma quello che sei tu per loro,
e ti sentirai di amare lei
che è nel tuo letto e
che sente per te lo stesso
sentimento:
le voci dei tuoi figli saranno
per le tue orecchie dolce melodia.
Questo vorrei da una profezia.

Loris Quadro

Una lettera di… rimorso

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Il solo sentire questa parola mi mette sensi di colpa. Quando mi sono accorto che parlare del mio passato mi stava facendo diventare un sopravvissuto, e siccome voglio essere uno che vive e non che sopravvive, ho deciso di eliminare dal mio vocabolario le parole “rancore”, “rimpianto”, “rimorso”.
Questa volta voglio parlare della parola “rimorso”, perchè forse può aiutarmi a vivere meglio. Il mio rimorso più grande è quello di non aver dato amore agli altri, malgrado loro lo dessero a me, disinteressatamente.
Sono sempre stato troppo severo con me stesso, non mi sono mai piaciuto. Una parte di me ha sempre criticato le mie scelte, ingigantito i miei errori, i miei problemi: tutto questo ha fatto di me un insoddisfatto, un incapace, un fallito.
Ecco, il mio rimorso è quello di non essermi voluto bene, nonostante i miei difetti ed errori: penso che il poco amore verso me stesso mi abbia portato a darne pochissimo anche agli altri.
Sì, penso proprio che se iniziassi a volermi più bene, anche gli altri ne vorrebbero di più a me. Ho solo 44 anni, ne ho ancora davanti molti per rimediare.

Gianfranco

Pianto e rimpianto

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Voglio iniziare questa mia lettera con una piccola premessa, per poter meglio illustrare quello che è il mio pensiero riguardo alla vita e alle cose in cui credo.
Ho sempre pensato che lungo le strade del nostro passato ne sia esistita una che forse, pensandoci ora, ci fa rimpiangere di non esserci entrati, soprattutto nei nostri giorni più sfigati, quando dobbiamo per forza incolparci se la vita è troppo diversa e scialba rispetto a quella che speravamo. Dando sfogo a tutta la nostra fantasia, pensiamo che forse quell’altra vita ci avrebbe portato in un mondo speciale, un mondo dove non avremmo patito né di malinconia né di altro.
“Ah, se quella volta… ora, forse..“.
Ma sono solo scuse per sfogarci e dar vita al rimpianto, che come si sa, lo trovi tra i forse e i se, bagnati di pianto.

Loris Quadro

Una lettera al destino

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Parlando a te, destino (non ti scriverò caro perchè sappi che non te lo meriti).
Forse, destino, non dovrei indirizzare questa lettera a te, ma alle persone che sono coinvolte in questo altro capitolo della mia vita. Però, noto che sei tu, “destino”, la parte più complice di numerosi problemi. Non so come tu faccia ad organizzare sempre tutto questo estremo casino controverso, questo annullamento e questa indecisa stabilità.
Sto cercando di stabilire un contatto con te, per informarti che io voglio stare meglio: voglio essere felice, consapevole di tutto quello che mi accade, forte di affrontare le cose e degna di farlo.
Tu invece mi rispondi erigendo muri e stanze senza chiedere neanche il permesso, e non fornendomi la chiave per uscirne.
Destino sei davvero misterioso e perverso, tanto è vero che i tuoi disegni richiedono tempo ed esperienza per essere interpretati. Questi sono strumenti che io non sempre possiedo.
Rappresenti il desiderio e il rammarico, la paura, l’ignoto, ma anche tanti possibili momenti da programmare.
Dovresti essere mio amico, perchè sei il ‘mio destino’, non quello di una persona qualunque.
Organizzi il mio tempo e le mie colpe in maniera esemplare, mi conosci ormai troppo bene.
Colpe, colpe, colpe e ancora colpe.
Reali, inventate, riflettute, colpite, indebolite e battute. Mi girano intorno da tempo ed intanto mi rosicano, mi divorano.
Mi guardo allo specchio e non mi piace quello che provo.
Non mi accorgo quasi più del dolore che mi fai provare, perchè è da troppo tempo che lo provo.
Penso ad una spiegazione, non riesco a trovare soluzioni.
Niente si spiega se poi tutto tace. Uso lo specchio, perchè fino in fondo arrivano queste esperienze, come mio interlocutore, ma dovrei solo smettere di buttare giù quello che mi riservi.
Non è un film, è solo guardare la mia squallida realtà.
È guardare con un filtro grigio, invece che a colori. Un filtro che ha al suo interno uno strano linguaggio, direi aspro, amaro, crudo e di cattivo gusto.
Comunque, destino, devi sapere che io indosso la mia tuta mimetica per nascondermi e difendermi, ma non porto nessun fucile perchè sono incapace di colpire.
Destino io non abbandono l’amore troppo immenso e bello, questo mai. Abituati a questo.
Destino, origli nella mia mente, mettendomi in difficoltà.
Io mi nascondo ma tu mi trovi sempre.
Attraversi la mia vita come un comandante, sviluppi e tracci linee emotive di grande effetto.
Credo di aver voluto scrivere questa lettera denunciando la tua forza, la tua potenza, ma non il tuo garbo.
Con rancore provato, comunque, sappi che saprò diventare la tua eroina.

Claudia

Lettera a mio fratello

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Ho rancore per tutto quello che mi hai tolto.
Ho rancore per i natali distrutti.
Ho rancore per le notti in cui mi sono svegliato sentendo le tue stronzate.
Ho rancore perchè mi hai tolto sogni e speranze.
Ho rancore perchè mi hai rovinato la vita.
Ho rancore perchè per colpa tua sono andato a lavorare in fabbrica a 14 anni
invece di andare in giro con i miei amici.
Ho rancore perchè mi hai tolto la serenità.
Ho rancore perchè mi hai derubato.
Non ho altro che rancore e rabbia nei tuoi confronti,
la tua faccia mi sta sul cazzo come tutto il resto,
ho rabbia per quel coltello che ti ho puntato alla gola quel giorno.
Maledicevi nostro padre ed io maledico te,
hai portato litigi e urla per anni,
anni che ho vissuto nel terrore che arrivassi a casa.
Te e i tuoi amici di merda: me li sono trovati intorno,
alcolizzati e drogati, con tutte quelle stronzate contro la famiglia,
io ero con un amico e tu mi hai indicato dicendo
“QUELLO E’ MIO FRATELLO”
e io mi sono vergognato.
Tutti ti conoscevano, tanto che mi vergognavo ad uscire di casa
per non essere additato.
Per me sei solo un pezzo di merda.
Non te ne fregava un benemerito cazzo di quello che mi facevi passare,
ti sono saltato addosso perchè maltrattavi nostra madre,
quante volte ho sperato che crepassi di un accidente.
Mi sta sul cazzo tutto quello che pensi, dici o fai.
Poi sei finito nella merda in mezzo a una strada, ben ti sta.
Adesso chiudo questa mia lettera perchè non ho altro da aggiungere.
Spero che le nostre strade non si incrocino più e che affoghi nella merda.

Marco

Lettera a mio padre/1

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Ho serbato rancore

nei confronti di un padre
fascista e padrone.
Col passare del tempo
divenni cosciente
ho ascoltato il lamento
del mio cuore ferito:
la vita è stata un tormento per me.
Il mio vecchio, ammalato,
pareva volesse scusarsi
per quel tempo vissuto.
Io vedevo il dolore smarrirsi
sentendo mio padre vicino alla morte,
provavo rimorso.
Ma perchè ci siamo arrabbiati?
Perchè non ci siamo capiti?
In tutti quegli anni?
La morte lo prese,
ed ora il rimpianto mi fa compagnia.
Mi resta il passato, che è più del futuro.
Sono anziano, anzi vecchio, ora penso:
ho una figlia ed un figlio,
non mi son mai arrabbiato con loro.
Mi hanno sempre capito?
Capiscono ora?
Capiranno nel breve futuro?
Serban forse rancore?
Proveranno rimorso?
Avranno il rimpianto più avanti del loro passato?

Lanfranco, Vecchio Dinosauro

Quando diventi uomo

mauro 2010_6

Da ragazzino pensavo che diventare uomo significasse avere una moglie e dei figli su cui avere il massimo dell’autorità. Non ci sarebbe stato nessuno più nessuno a comandarmi o a punirmi se non avessi obbedito, e visto che non sarei più andato a scuola, finalmente non avrei più avuto il timore delle interrogazioni, dei compiti in classe e tutto il resto.
Ora che ho l’età per definirmi un uomo, mi rendo conto che forse la stessa definizione, dire “sono un uomo”, è una semplice frase, l’equivalente di essere “più grande”.
Addirittura: penso sia in un aggettivo che nell’ignoranza collettiva ha il solo scopo di produrre una serie di incredibili disuguaglianze: il vero uomo è colui che ha più coraggio, quello che ha più soldi e più forza. Praticamente, tolti i soldi, il termine di paragone sembrerebbe il mondo animale, regolato dalla famosa legge della giungla.
Provate poi a farci caso: la donna che malgrado tutto ancora crediamo più fragile, pensiamo debba essere protetta da un vero uomo, quando invece nella realtà ci sono sempre più donne a capo della famiglia e altrettanti uomini disoccupati che passano il loro tempo al bar.
Insomma, se proprio devo dare un significato ai termini “essere un uomo” devo fare tabula rasa della mia emotività; dopo, a mente fredda, direi che il momento in cui mi sono sentito di potermi definire tale è stato dopo il primo rapporto sessuale.

di Loris Quadro

La canzone più bella

mauro 2010_5

La canzone più bella è una scusa perfetta,
diretta al centro del dissenso per compenso
è il suffisso di un abisso.
La canzone più bella
Abbassa il tono ad alte vette / coi guanti cercare il proprio sapere
Comprensione e stima una lama trafitta è la sconfitta
Nel connubio mi sento umiliato e corrotto
Praticamente uno straccio per pulire l’idiozia
Della canzone più bella
La mala stima quel briciolo di timore e far l’amore.
Senza il gesto del pensare all’effetto.
La canzone più bella.
Abbassa protezioni
I frammenti di stella sono lampioni,
Che stringon nella forza dignità.
La canzone che canto, non è un rimpianto,
Piuttosto il gusto di essere come vorresti.
Con nuvole cielo e compromessi.

di OH

Qualcuno si sta prendendo cura di te

mauro 2010_7

Tutte le volte che al mattino ti svegli,
con quell’odore di caffè che
qualcuno ti ha appena preparato,
dopo aver condiviso lo stesso letto,
o solo le stesse mura di casa tua:
sorridi e sii contento,
c’è qualcuno che
si sta prendendo
cura di te.

Quando tutti gli esseri umani
capiranno di aver bisogno
dell’aiuto del prossimo
per affrontare le difficoltà
che ogni giorno la vita ci mostra,
sotto forma di malattie, miseria
e quant’altro…
forse, riusciremo a
prenderci più cura di noi
e del pianeta su cui viviamo

di Loris Quadro

Perdita di Dati Causa Inettitudine.

occhio
occhio

Sembrava facile all’inizio parcheggiare il backup dati, andati ormai per sempre persi inutilizzabili ( le pecche di Blogger a confronto dell’affidabilità quasi eccellente di gmail entrambi della stessa casa ), elementi inutilizzabili nella cartella documenti del mio PC, scenario di molte battaglie; infatti io non mi arrendo riuscirò a recuperare quei dati, smanettando qualche sera magari di ritorno dal bar, quando non riesco a prendere sonno. Informandomi in qualche Forum, in cui gentilmente amministratori seri offrono i loro consigli gratuitamente.

Questo è lo spirito del nostro Gruppo Prima Pagina,  Laboratorio di Scrittura creativa, organizzato da Primo Pellegrini, Educatore dell’Asl di Rimini, e Sergio Fabbri, volontario e professore di fisica.

Siamo personaggi che conoscono la vita in ogni dettaglio, soprattutto pratico, credevamo che la parola speranza fosse solo un colore per dipingere pareti vuote, da osservare per perdere conoscenza e raggiungere uno stato di consapevolezza superiore; alcuni addirittura avevano dimenticato il significato e l’esistenza di questa parola, che non è necessariamente riconducibile ad un culto religioso nel nostro caso.

Ma poi un giorno ti accorgi che fai parte di un mondo popolato di persone, che non necessariamente devono indagare o essere ostili, ma addirittura vi può essere qualcuno che ti può ascoltare interessato delle tue storie cariche di energia anche distruttiva e o rabbia, ti accorgi che un sorriso conta di più di cento euro. Il Laboratorio Prima Pagina  non è una scuola che insegna un determinato modo di comportarsi o ti assegna un ruolo, è un luogo di ritrovo nel quale ci si confronta senza competizione e tutti siamo sul medesimo piano, non c’è più nè meno, ci sono solo quelle due ore di tempo settimanali di ritrovo nelle quali ci si può dimenticare chi siamo, imparando cose interessanti e incontrando spesso esperti in vari settori del sociale e della cultura, che possono assottigliare i nostri dubbi.

Io ad esempio da quando frequento il Laboratorio ( e quello che troverete in questo blog è il frutto di quella esperienza ), anche se non assiduamente, ho ripreso a scrivere, anzi devo proprio dire che certi consigli hanno dato come frutto delle ottime esperienze personali, la passione per la scrittura che si era sopita si è trasformata, se non altro che autocommiserazione; è diventato uno spazio di crescita interiore che mi da forti stimoli.

Spero che potiate trovare conforto ed ispirazione in questi brevi scritti, frutto della passione e del piacere, e trovare l’evoluzione di persone che potrebbero con la loro sensibilità fare veramente del bene, una sensibilità che si è sviluppata sul campo, in strada, in trincea, nel vuoto. Io li considero amici quindi sarei di parte se esaltassi le loro qualità di uomini e donne.

Tutti meritano una chance.

Sogna Ragazzo Sogna / Vecchioni….